Se capiti a Bolgheri non perderti l’Enoteca di Centro

Dehor di Enoteca di Centro

Finita in un fossato per colpa del navigatore (certo, sì, perchè bisogna sempre dare la colpa a qualcun altro!), che mi ha spedita sulla vecchia bolgherese, che porta direttamente – se riesci a non impantanarti con la macchina – fin sopra a Castagneto Carducci, avevo bisogno di rifocillarmi. Ed ecco finire, e rinascere, in un nuvoloso sabato di fine gennaio, nel borghetto di Bolgheri, che in inverno ha un fascino davvero particolare, fatto di silenzi e di ritmi lenti.

La dritta data da tanti colleghi era all’unanimità: Enoteca Tognoni, storico locale del piccolo borgo toscano. Peccato fosse chiusa. Grazie però ad un altro consiglio ho conosciuto un posto che parla una lingua che mi piace: gentile, gustosa, attenta e, per certi versi, anche sorprendente. É L’Enoteca di Centro, un ristorante inaugurato da un’ex socio proprio di Tognoni, Michele. Michele mi è piaciuto da subito, ed anche il suo menu ben formulato: i formaggi ed i salumi, opera di piccoli artigiani, ben si distinguono per sapore e particolarità. Poi, sempre tra gli antipasti, si incontrano tartare, carpacci ed un’attenzione al mondo veg, con verdure miste alla griglia.

La sorpresa più grande, e gradita, è stata lo spaghetto burro salato, alici fresche, colatura e pan grattato, perfetto nella cottura e nell’equilibrio tra gli ingredienti. La colatura di alici, fatta da loro, delicata ed inebriante, ha dato vita ad un piatto che gradirei anche a colazione con quaranta gradi. Gli altri primi viravano più verso il classico, come la lasagna, il raviolo maremmano e la crema di zucca.

Tra i secondi, indubbiamente più vari ed intriganti dei primi, cinghiale in salmì, piccione con il suo patè, il maialino fuori menu che Michele mi ha detto essere tra i suoi assi nella manica, la tagliata di petto di anatra ed infine il baccalà, che ha attirato la mia curiosità. Michele lo propone in due versioni che serve una accanto all’altra: la prima, che vede il pesciolotto prima avvolto in una panure di mandorle e poi cotto al forno, così da lasciarlo morbido e succoso, e la seconda, invece, classica, con il baccalà mantecato, leggero, ma saporito. Unica pecca di questo pranzetto ristoratore le patate, chips, fatte in casa, leggermente bruciacchiate, ma soprattutto mosce, mosce, un po’ come il mio umore quando finisce l’estate.

La carta dei vini non esiste: le bottiglie sono all’interno ben visibili, pronte ad accogliere il visitatore ed accompagnarlo, con l’aiuto di Michele, nella sua scelta. 100 etichette che ben rappresentano la viticultura bolgherese, dando la possibilità di vivere, anche al bicchiere, un tuffo nel passato con vecchie annate di Guado al Tasso, Ornellaia, Paleo, Lupicaia, ed altre ancora. I

I prezzi, sia del menu, sia dei vini, rincuorano ed incitano a tornare, come il posto, piccolo, e rilassante, con una graziosa veranda che anche in inverno fa sentire liberi come all’aria aperta, ma senza il freddo pronto a remare contro.

Indirizzo: via Giulia 3, 57022 Bolgheri, Castagneto Carducci, Italia

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